Kirghizistan on the road: sulle orme dei nomadi tra fuoristrada e cavalli

Ci sono viaggi che si raccontano a parole e viaggi che si spiegano solo attraverso gli occhi. Il nostro viaggio in Kirghizistan fa parte della seconda categoria. Per questo motivo, l’articolo sarà diverso dal solito: parleremo poco e lasceremo spazio alle immagini, lasciando che siano i paesaggi sconfinati dell’Asia Centrale a raccontarsi da soli. Vi daremo comunque tutte le dritte fondamentali per replicare l’avventura, ma volevamo che l’impatto visivo fosse il vero protagonista.

È stata un’avventura on the road pura e selvaggia, vissuta per la maggior parte del tempo a bordo di un 4×4 (indispensabile per affrontare le piste kirghise) e completata da un’indimenticabile esperienza di quattro giorni a cavallo lungo le rive del lago Song-Kul. Se state cercando informazioni super dettagliate e super precise per pianificare ogni singolo millimetro del percorso, vi consigliamo di fare come noi e affidarvi alla guida di Ountravela, in assoluto la risorsa più completa e accurata che possiate trovare sul web per questo paese.

La vera svolta di Ountravela è che non si limita a essere una classica guida cartacea ricca di aneddoti e dettagli culturali. Il suo vero punto di forza sono le tracce GPS offline: un alleato fondamentale che vi permette di seguire le piste kirghise in tempo reale sullo smartphone, anche quando vi trovate nel bel mezzo del nulla e senza un briciolo di campo. All’interno si trovano informazioni dettagliatissime sullo stato delle strade e sulle difficoltà del terreno, rendendo un viaggio di questo tipo accessibile anche ai principianti del fuoristrada. Sapere esattamente cosa aspettarsi dietro ogni passo di montagna toglie ogni ansia e vi permette di godervi solo il viaggio.

Prima di lasciarvi alla galleria fotografica del nostro itinerario, ecco le dritte flash per iniziare a masticare l’avventura:

  • Quando andare: Il periodo ideale va da metà giugno a settembre. È l’unica finestra temporale in cui i passi di alta montagna sono liberi dal neve e i campi di yurte sono aperti.
  • Altitudine: Preparatevi a salire in alto. Il Kirghizistan è un paese quasi interamente montuoso e vi troverete spesso a viaggiare e dormire sopra i 3.000 metri (con picchi oltre i 4.000). Prendetevi i primi giorni per acclimatizzarvi, bevete molta acqua e portate vestiti pesanti per la notte, anche se è estate piena.
  • Sicurezza: Sfatiamo un mito: il Kirghizistan è un paese estremamente sicuro e tranquillo per viaggiare. L’ospitalità della popolazione nomade è commovente e l’unico vero “pericolo” è dettato dalla natura selvaggia e dall’imprevedibilità del meteo in quota. Non ci siamo mai sentite a disagio, nonostante spesso fossimo le uniche turiste nel villaggio.
  • Come arrivare: Il modo più comune è volare su Bishkek, la capitale, generalmente facendo scalo a Istanbul.
  • Documenti: Non serve il visto per entrare in Kirghizistan per turismo (fino a 60 giorni). Basta il passaporto.
  • Moneta: La valuta locale è il Som Kirghiso. (1 euro equivale a circa 100 som). Inutile dire che la maggior parte del tempo si passa in valli remote dove non è possibile usare la carta di credito, per cui il consiglio è quello di prelevare sempre nelle città principali per gestire tutti i pagamenti in contanti. In generale la vita è molto economica.
  • Noleggio auto: Esistono diverse compagnie affidabili, noi ci siamo affidate a Prestige Car e con circa 100 euro al giorno abbiamo noleggiato un Toyota Forerunner del 2019, una delle migliori scelte per le strade kirghise.

Allacciate le cinture (e preparate gli occhi): si parte.

INDICE

La mappa del Kirghizistan con le nostre tappe

IL MERCATO DI BISHKEK: L’OSH BAZAAR

Il nostro viaggio è iniziato a Bishkek, la capitale, ma a essere onesti la città l’abbiamo solo sfiorata. Appena atterrate abbiamo ritirato il nostro fuoristrada 4×4 e ci siamo dirette verso l’unico luogo che volevamo assolutamente vedere prima di scappare verso la natura: il caotico, colorato e immenso mercato cittadino. Non abbiamo girato il resto della città perché il pomeriggio stesso avevamo già in programma di metterci in marcia verso il lago Issyk-Kul, a 4h di auto. Ma questo mercato è stato il perfetto primo impatto con l’Asia Centrale.

Ingresso dell’Osh Bazaar
Lepyoshka: il pane kirghiso
Osh Bazaar
Osh Bazaar
Osh Bazaar
Osh Bazaar
Kurut: palline di yogurt fermentato

Il mercato di Bishkek (l’Osh Bazaar) è il posto migliore in assoluto per fare scorta di snack per il viaggio. Comprate qui grandi sacchetti di frutta secca, noci e mandorle: nelle tappe successive, in mezzo al nulla, diventeranno il vostro pranzo o la vostra salvezza energetica durante i trekking.

LAGO ISSYK-KUL

Dopo 5 ore di guida intensa da Bishkek, la strada si apre improvvisamente su una distesa d’acqua blu profonda, incorniciata da cime innevate che sembrano dipinte sullo sfondo. È il lago Issyk-Kul, un immenso specchio d’acqua salata di origine tettonica situato a oltre 1600 metri di quota, considerato il mare del Kirghizistan. Per la sosta notte ci siamo fermate in un paesino sulla sponda meridionale del lago: Bokonbayevo, luogo ideale per riposarsi prima di addentrarsi nella natura e iniziare le prossime avventure.

Sponda meridionale del lago Issyk Kul
La nostra homestay a Bokonbayevo

ROUTE DA BARSKOON AD ARABEL E TARAGAY VALLEY

Il mattino seguente è iniziata la vera avventura: la nostra prima meta sono state le Cascate di Barskoon.

Barskoon
Cascate di Barskoon
Cascate di Barskoon

Da lì, abbiamo iniziato a salire a bordo del nostro 4×4 lungo una serie di tornanti che ci hanno catapultate in un altro pianeta: la Arabel Valley e la Taragay Valley. Ci siamo ritrovate a guidare a più di 3.000 metri d’altezza, circondate da ghiacciai, fiumi e laghi alpini d’alta quota.

Nonostante si salga oltre i 3.000 metri, la strada sterrata che attraversa i passi di Barskoon e Arabel è semplice, ampia e ben battuta (viene usata anche dai mezzi pesanti della vicina miniera d’oro di Kumtor). È la strada perfetta per chi è alle prime armi con il fuoristrada, ma attenzione al meteo: a queste altitudini può cambiare in pochi minuti. Portatevi una giacca calda a portata di mano prima di scendere dall’auto.

Da Barskoon ad Arabel Valley
Da Barskoon ad Arabel Valley
Arabel Valley
Arabel Valley
Taragay Valley
Taragay Valley
Taragay Valley
Taragay Valley
Taragay Valley
Taragay Valley

KARAKOL E JYRGALAN VALLEY

Dopo l’altopiano di Arabel siamo arrivate a Karakol, che è diventata la nostra base per un paio di giorni. Qui ci siamo concesse una giornata di riposo per esplorare la cittadina. Abbiamo visitato la celebre chiesa ortodossa della Santa Trinità, interamente in legno e costruita senza chiodi, e ci siamo perse tra i banchi del mercato di Karakol, molto simile all’Osh Bazaar di Bishkek, ma più intimo e secondo noi anche più carino. Lì abbiamo fatto rifornimento cibo con i tipici samsa, delle sfoglie ripiene di carne e formaggio preparate sul momento. Purtroppo non siamo riuscite a vedere il famoso mercato del bestiame , perché si tiene esclusivamente la domenica mattina e i nostri piani non coincidevano.

Chiesa ortodossa in legno della Santa Trinità
Karakol
Samsa: sfoglia ripiena di carne e formaggio

Il giorno successivo abbiamo riacceso il 4×4 per dirigerci verso la Jyrgalan Valley, a circa 2 ore di strada da Karakol. Un paradiso verde e racchiuso tra le montagne dove abbiamo fatto una splendida escursione a cavallo in giornata con una guida mooolto giovane locale, per poi rientrare in serata a dormire a Karakol. Il centro informazioni locale si chiama Destination Jyrgalan e organizza varie attività nella valle.

Jyrgalan Valley
Jyrgalan Valley
Jyrgalan Valley
Jyrgalan Valley
Jyrgalan Valley
Jyrgalan Valley
Turnaluu Lake
Jyrgalan Valley

RED MOUNTAINS E AK-SAY CANYON

Il giorno successivo di nuovo al volante per lasciare Karakol e ripercorrere la sponda meridionale del lago Issyk-Kul, ma questa volta dedicandoci a delle deviazioni pazzesche che avevamo saltato all’andata. Il paesaggio è cambiato improvvisamente, virando verso tonalità calde e marziane. Prima tappa: le Red Mountains, imponenti formazioni di arenaria rossa modellate nei secoli dall’erosione del vento e dell’acqua. Spuntano all’improvviso spezzando il verde delle vallate e l’azzurro del lago, creando un contrasto surreale.

Red Mountains
Red Mountains
Red Mountains
Red Mountains
Lago Issyk Kul

Proseguendo lungo la riva del lago ci siamo poi addentrate nell’Ak-Say Canyon, un labirinto di formazioni rocciose rosse e arancioni che si tuffa verso l’acqua (..e che ha dipinto anche la nostra auto dello stesso colore). Per coronare questa giornata pazzesca, abbiamo dormito proprio lì: in un campo posizionato sulla riva, tra il lago e il canyon, vivendo l’emozione della nostra prima notte in una yurta tradizionale.

L’Ak-Say Canyon è molto meno turistico rispetto al vicino e più famoso Skazka Canyon (Fairy Tale Canyon), il che vi permetterà di godervi lo spettacolo quasi in totale solitudine. Le piste sterrate per raggiungerlo e per arrivare ai campi di yurte sulla riva del lago possono essere sabbiose o sconnesse: qui le tracce GPS offline di Ountravela vi torneranno utilissime per non infilare i pneumatici del 4×4 nel punto sbagliato.

Ak-Say Canyon
Ak-Say Canyon
Ak-Say Canyon
Ak-Say Canyon
Ak-Say Canyon
Ak-Say Canyon
Ak-Say Canyon
Campo di yurte nell’Ak-Say Canyon
La nostra yurta
Yurt Camp
Yurta principale
Plov: riso fritto con verdure e carne
Caccia tradizionale con l’aquila

ROUTE DA BOKONBAYEVO A KOCHKOR VIA SEMIZ-BEL PASS

Lasciata la sponda sud del lago Issyk-Kul, ci siamo dirette verso Kochkor tagliando l’entroterra attraverso una pista pazzesca e pochissimo battuta dai classici circuiti turistici: il Semiz-Bel Pass. Questa deviazione ci ha regalato una delle strade più spettacolari e autentiche di tutto il viaggio. Man mano che il 4×4 saliva verso il passo, posizionato a circa 2.715 metri di altitudine, il panorama si è trasformato in una distesa infinita di prati verdissimi e pascoli d’alta quota (i famosi jailoo kirghisi). ll Semiz-Bel Pass è una pista sterrata remota, a tratti stretta e ripida, con pietre appuntite e molte volte sconnessa, che richiede obbligatoriamente un mezzo 4×4 e tanta adrenalina.

In estate è un luogo magico perché incontrerete i pastori nomadi che salgono qui dai villaggi vicini per portare greggi al pascolo. Questo tratto è l’esempio perfetto di quando le tracce offline di Ountravela salvano la vita: i bivi sterrati non sono segnalati e Google Maps non traccia correttamente queste piste secondarie. Se desiderate vedere praterie infinite, questo è il posto giusto.

Sentiero Black Shale
Sentiero Black Shale
Sentiero Black Shale
Semiz-Bel Pass
Semiz-Bel Pass
Semiz Bel-Pass
Praterie
Praterie
Praterie
Praterie
Praterie
Praterie
Gumbez: mausoleo kirghiso
Gumbezes
Verso Kochkor

Una volta arrivate a Kochkor, dopo 6h di guida non troppo semplice, ci siamo fermate in una guesthouse per ricomporci prima dell’avventura principale del viaggio che ci aspettava il giorno dopo: 4 giorni a cavallo a Song-Kul. Preparatevi: la civiltà sta per finire.

4 GIORNI A CAVALLO A SONG-KUL

Siamo arrivate al cuore pulsante del nostro viaggio: quattro giorni a cavallo per esplorare il mitico lago alpino di Song-Kul a circa 3.000 metri di altitudine. Per questa spedizione ci siamo affidate alla Kyrgyz Riders Travel Company (un’ottima agenzia locale), spendendo 315 € a testa per un pacchetto tutto incluso. Abbiamo passato circa 4-5 ore in sella ogni giorno, muovendoci a un ritmo lento (ma anche al trotto e al galoppo) che ci ha permesso di connetterci davvero con la terra dei nomadi.

Siamo state incredibilmente fortunate con il meteo: abbiamo intercettato gli ultimi giorni di sole pieno dell’estate. Di giorno si stava benissimo in maniche corte, mentre la sera le temperature crollavano e il freddo si faceva sentire sul serio.

Tantissimi viaggiatori scelgono il tour classico di 3 giorni, ma vi consigliamo caldamente di allungarlo a 4 giorni: vi permetterà di godervi una giornata intera di relax sul lago, rallentare i ritmi e assaporare una vita nomade decisamente più autentica e meno frettolosa.

A Song-Kul sarete completamente senza rete cellulare o internet. Il tempo qui scorre lentissimo: si passa il pomeriggio sul prato a chiacchierare, a giocare a carte o a ridere con i bambini locali. Per sicurezza, noi avevamo con noi un gps satellitare Garmin inReach da usare in caso di emergenza. Un’ottima precauzione quando ci si isola dal mondo per così tanto tempo.

In molti ci hanno chiesto inoltre come avessimo affrontato l’alta quota. Viaggiare in Kirghizistan significa muoversi costantemente ad altitudini elevate, e il rischio di soffrire di mal di montagna è alto. Noi, fortunatamente, non abbiamo avuto alcun problema, se non un po’ di insonnia notturna. Il nostro segreto? Nei giorni precedenti ci eravamo già un po’ abituate alla quota facendo “sali e scendi” in giornata (come ad Arabel Valley). Questo ha permesso al nostro corpo di acclimatarsi gradualmente senza subire lo shock del dormire subito ad alte quote.

Ma ora proseguiamo con le tappe del nostro trekking a cavallo:

Giorno 1: Partenza da Kyzart fino alla valle di Kilemche, con la nostra prima notte in yurta lungo il percorso.

Giorno 1: verso Kilemche
Giorno 1: verso Kilemche
Giorno 1: verso Kilemche
Giorno 1: verso Kilemche
I nostri cavalli innamorati
Giorno 1: verso Kilemche
Giorno 1: verso Kilemche
Kilemche
La nostra yurta
Kilemche
Kilemche

Giorno 2: Salita verso il lago Song-Kul superando il Jalgyz Karakai Pass a 3.300 metri di quota. Notte in yurta a ridosso del lago.

Giorno 2: verso Song-Kul
Giorno 2: verso Song-Kul
Giorno 2: verso Song-Kul
Giorno 2: verso Song-Kul
Giorno 2: verso Song-Kul
Jalgyz Karakai Pass
Pranzo tradizionale in yurta
Pranzo tradizionale in yurta

Giorno 3: Giornata dedicata ai giochi tradizionali, al galoppo in libertà e al relax totale lungo le sponde del lago presso l’Ozbek Ashuu pasture. Notte in yurta.

Ozbek Ashuu Pasture
Ozbek Ashuu Pasture
Ozbek Ashuu Pasture
Ozbek Ashuu Pasture
Giorno 3: galoppo e giochi tradizionali
Giorno 3: relax sulle sponde di Song-Kul
Il nostro campo di yurte
Ozbek Ashuu Pasture
Tradizione kirghisa
Tradizione kirghisa
La nostra yurta
Noodles in brodo per cena

Giorno 4: Rientro a Kyzart attraverso l’Ozbek Ashuu pass, affrontando una discesa ripida e molto tecnica.

Giorno 4: verso Kyzart
Ozbek Ashuu Pass
Ozbek Ashuu Pass
Ozbek Ashuu Pass
Ozbek Ashuu Pass
Ozbek Ashuu Pass
Ozbek Ashuu Pass
Rientro a Kyzart

Dormire a Song-Kul non ha nulla a che vedere con l’esperienza dei classici villaggi turistici. Le yurte che ci hanno ospitato sono strutture artigianali autentiche, montate a inizio estate dalle famiglie kirghise che lasciano le città o i villaggi a valle per trascorrere i mesi caldi sui pascoli d’alta quota. Per loro è una tradizione profonda, un modo per mantenere vivo il legame con le proprie radici nomadi, decidendo al contempo di aprire le porte delle loro case per accogliere i viaggiatori con un’ospitalità commovente.

La dinamica quotidiana all’interno del campo è un rituale antico e affascinante. Solitamente è la mamma della famiglia a occuparsi della gestione e della cucina, preparando piatti tradizionali caldi e sfornando pane fresco nella yurta principale. Nel frattempo, i bambini corrono liberi nei prati a perdita d’occhio: giocano tra loro, aiutano con gli animali e imparano fin da piccolissimi ad andare a cavallo, muovendosi in sella con una naturalezza che lascia a bocca aperta. Condividere questi quattro giorni con loro, osservando i loro ritmi e la loro semplicità, è stato il regalo più grande di questa avventura. Il tempo è sembrato fermarsi, passeggiare sul prato a piedi nudi era diventato già la normalità e vedere gli animali liberi di pascolare ci faceva respirare un senso di grande libertà e rispetto per la natura.

Un dettaglio che ci ha profondamente colpite, sia lungo le sponde di Song-Kul che durante tutto il viaggio, è stata l’incredibile pulizia dei prati, delle strade e delle rive. In un luogo così selvaggio e isolato ci si potrebbe aspettare di trovare i segni dell’impatto umano, e invece non c’era un solo pezzo di spazzatura in giro. È il segno tangibile di un rispetto che il popolo nomade (e i viaggiatori che arrivano fin qui) ha nei confronti di una natura incontaminata che va preservata a tutti i costi.

Finito il trekking di quattro giorni, siamo rientrate a Kyzart salutando i nostri cavalli e i compagni di viaggio. Ritrovare il nostro fuoristrada 4×4 parcheggiato ad aspettarci è stato un po’ come ritrovare una seconda casa su ruote. Prima di rimetterci seriamente in marcia lungo le piste kirghise, abbiamo fatto una sosta notte rigenerante a Kochkor, una delle principali città snodo. È stata la tappa perfetta per fare una doccia calda dopo i giorni passati in quota, rilassare la schiena, riorganizzare i bagagli, fare nuovamente il pieno di carburante e pianificare le prossime, remotissime tappe che ci avrebbero portate verso il confine cinese.

ROUTE DA KOCHKOR A NARYN VIA 33 PARROTS PASS E MOLDO ASHU PASS

Il giorno dopo abbiamo riacceso il 4×4 per una delle strade più spettacolari di tutto il viaggio: da Kochkor a Naryn, costeggiando il versante meridionale del lago Song-Kul. Abbiamo passato circa 5-6 ore in macchina su strade panoramiche da togliere il fiato, iniziando con il celebre 33 Parrots Pass, chiamato così per i suoi 33 tornanti stretti sulla roccia.

Da Kochkor a Song-Kul via 33 Parrots Pass
Da Kochkor a Song-Kul via 33 Parrots Pass
Da Kochkor a Song-Kul via 33 Parrots Pass
Da Kochkor a Song-Kul via 33 Parrots Pass
33 Parrots Pass
33 Parrots Pass
Sponda meridionale del lago Song-Kul
Sponda meridionale del lago Song-Kul
Sponda meridionale del lago Song-Kul
Una yurtina piccolina per un piccolino kirghiso
Sponda meridionale del lago Song-Kul

Una volta superato il passo e scese lungo le sponde del fiume, abbiamo rallentato per una caccia al tesoro archeologica: siamo andate alla ricerca dei petroglifi millenari. Si tratta di antichissime incisioni rupestri lasciate dalle prime tribù nomadi e dai cacciatori della zona, che raffigurano stambecchi e capre di montagna. Un vero e proprio museo a cielo aperto nel bel mezzo del nulla.

Petroglifi
Petroglifi

Dopo questa sosta abbiamo affrontato l’ennesimo gigante della giornata: il maestoso Moldo-Ashu Pass. Entrambi i passi sono molto scenografici e decisamente ripidi, ma le strade erano ben battute e, grazie a una splendida giornata di sole, non abbiamo riscontrato particolari difficoltà alla guida.

Moldo-Ashuu Pass
Moldo-Ashuu Pass
Moldo-Ashu Pass
Da Song-Kul a Naryn via Moldo-Ashuu Pass

Dopo questa scorpacciata di curve e panorami verticali, siamo finalmente arrivate a Naryn.

RED HILLS

Una volta arrivate a Naryn, nel primo pomeriggio, dato che non ne avevamo ancora abbastanza della guida, abbiamo deciso di sfruttare le ultime ore di luce per andare sulle Red Hills, a circa 10 minuti di strada da Naryn. Sono una serie di colline e formazioni dalle sfumature rosse e verdi che vi faranno sentire su un altro pianeta.

Se fino a quel momento le piste erano state “semplici”, è stato proprio qui che abbiamo testato la vera funzionalità e la potenza del nostro 4×4. La strada era fangosa, bagnata e sconnessa. In più di un’occasione siamo dovute scendere dall’auto per studiare a piedi il segmento di fango o la traiettoria migliore da oltrepassare per evitare di rimanere piantate. La cosa pazzesca è che la pista si snoda salendo e scendendo direttamente sulle creste di queste colline colorate, regalando un’adrenalina incredibile.

Questa zona è un parco giochi pazzesco per gli amanti del fuoristrada, ma la difficoltà non va assolutamente sottovalutata. Se ha piovuto da poco o se sta piovendo, il terreno argilloso si trasforma in una trappola di fango scivolosa e pericolosa: in quel caso, meglio evitare del tutto. Anche in condizioni asciutte, affrontate le salite e le discese con le marce ridotte inserite e studiate bene il terreno prima di avanzare.

Red Hills
Red Hills
Red Hills

VERSO IL LAGO KOL-SUU VIA KINDI PASS

Il piano per il giorno successivo era ambizioso: 4-5 ore di pista sterrata selvaggia, completamente isolate e senza un briciolo di segnale telefonico, per raggiungere il lago Kol-Suu, uno dei luoghi più remoti del Kirghizistan a ridosso del confine con la Cina.

Trovandosi in una zona militarizzata di frontiera, per accedere a Kol-Suu non basta il passaporto: serve un permesso speciale (border permit) che va richiesto a un’agenzia locale (CBT: Community Based Tourism) circa un mese prima della partenza.

Ci sono 2 strade che da Naryn portano al lago: una via Kindi Pass (la più semplice e più breve, quella che abbiamo percorso noi), l’altra via Ak-Say Valley, che è molto complicata, lunga e richiede una guida esperta al 4×4 vista la presenza di fiumi da guadare.

Se fino a quel momento tutto era filato liscio, la grande avventura ha deciso di presentarci il conto. A circa un’ora da Naryn, su una pista ricoperta di pietrisco tagliente, la gomma del nostro 4×4 si è completamente sfasciata. In quel deserto passavano pochissime auto, quasi tutte dirette o di ritorno dal lago. Oltre al danno, la beffa: il nostro cric era difettoso e non ne voleva sapere di sollevare l’auto.

È qui che abbiamo toccato con mano la leggendaria solidarietà kirghisa. Tutti i rari viaggiatori e locali di passaggio si sono fermati per darci una mano, dimostrando quanto questo popolo sia incredibilmente accogliente e affidabile. Risolto il problema del cric, Eleonora ha montato magistralmente il ruotino di scorta. Ma i conti non tornavano: davanti a noi c’erano almeno altre 3 ore di pista dura, più tutto il viaggio di ritorno, il tutto da fare senza un’ulteriore ruota di scorta. Troppo rischioso.

Abbiamo fatto inversione e siamo tornate a Naryn per bussare alla porta del CBT di Naryn. In modo iper-efficiente, ci hanno salvato il viaggio: ci hanno trovato un autista locale che con il suo fuoristrada 4×4 ci avrebbe portate al Kol-Suu in giornata, lasciandoci dormire lì per poi riportarci a Naryn il giorno successivo, il tutto a un prezzo onesto. Detto, fatto. A bordo del suo mezzo, volando sopra le buche, siamo arrivate al Kol-Suu in poco meno di 3 ore (e questo la dice lunga sulla differenza tra la nostra guida e quella di un locale!).

La nostra ruota sfasciata
Eleonora alle prese con il cric
Aiutino kirghiso
La nuova auto 4×4 con autista forniti dal CBT
Kok-Kiya Valley
Kok-Kiya Valley

La mattina dopo abbiamo fatto la splendida escursione verso il lago Kol-Suu, che si trova a un’altitudine di circa 3.514 metri sopra il livello del mare. Una quota decisamente elevata, che spiega perché la camminata di due ore per raggiungerlo sia stata così faticosa e perché la sera le temperature crollino drasticamente.

Trekking verso Kol-Suu
Trekking verso Kol-Suu
Trekking verso Kol-Suu
Trekking verso Kol-Suu
Trekking verso Kol-Suu
Trekking verso Kol-Suu
Trekking verso Kol-Suu

Una volta arrivate allo specchio d’acqua, incastonato tra pareti di roccia verticali, abbiamo preso una barchetta per esplorarlo dall’interno. Uno spettacolo surreale.

Lago Kol-Suu
Lago Kol-Suu
Lago Kol-Suu
Abbiamo visto i cammelli sulla strada del ritorno!

Al rientro al campo di yurte, il nostro autista ci ha riportate a Naryn in sole 2 ore e mezza. Una volta rientrate in città ci siamo rimboccate le maniche, abbiamo riparato il danno comprando due gomme nuove per il nostro 4×4, ma eravamo felici: il Kol-Suu era stato conquistato e davanti a noi c’erano ormai solo strade semplici. La prossima meta? I mitici World Nomad Games.

WORLD NOMAD GAMES

L’ultima grande meta del nostro viaggio ci ha portate sulla sponda settentrionale del lago Issyk-Kul, a Cholpon-Ata, per assistere a un evento unico al mondo: i World Nomad Games (i Giochi Mondiali dei Nomadi). Per non perdere nemmeno un minuto ci siamo svegliate all’alba, affrontando altre 5 ore di macchina per raggiungere la cittadina da Naryn. Avevamo due giorni a disposizione per immergerci in questa Olimpiade nomade, ed è stato un finale di viaggio indimenticabile.

Il primo giorno lo abbiamo dedicato interamente all’Ethno Village, un immenso accampamento di yurte allestito per l’occasione in una vallata vicina. Varcare l’ingresso è stato come fare un salto indietro nel tempo di secoli. C’erano gare di tiro con l’arco tradizionale (anche in sella a cavalli al galoppo), dimostrazioni di caccia con le aquile reali, tornei di lotta acrobatica, spettacoli folcloristici con strumenti tradizionali e mercati ricchi di artigianato locale. Una festa di colori e profumi dove abbiamo potuto assaggiare anche i piatti più autentici della cucina kirghisa.

Ethno Village
Ethno Village
Berkutchi: cacciatore con aquila
Ethno Village
Ethno Village
Ethno Village
Ethno Village
Ethno Village
Ethno Village
Ethno Village
Ethno Village
Ethno Village
Ethno Village
Ethno Village
Ethno Village
Lagman: noodles fatti a mano con carne e verdure
Manty: ravioli ripieni di carne e cipolla
Disciplina: Strongman
Disciplina: Ordo
Disciplina: Tiro con l’arco tradizionale
Disciplina: Tiro con l’arco a galoppo
Arcieri

Il secondo giorno siamo andate all’arena principale per assistere al Kok-Boru, lo sport tradizionale più famoso, seguito e viscerale di tutta l’Asia Centrale. Spiegarlo a parole è difficile, ma l’impatto visivo è impressionante: immaginate una sorta di polo ultra-violento e ad altissima velocità, dove due squadre di cavalieri esperti si contendono non una palla, ma la carcassa di una capra (privata della testa), con l’obiettivo di fare “canestro” in una vasca posizionata alle estremità del campo. La destrezza dei cavalieri, la potenza dei cavalli e la foga del pubblico sugli spalti creano un’energia pazzesca. Un’esperienza cruda, selvaggia e magnetica, che racconta molto del legame indissolubile tra questo popolo e i propri destrieri.

Kok-Boru
Kok-Boru

Dopo l’adrenalina dei giochi, abbiamo rimesso in moto il nostro fidato 4×4 per l’ultima tratta verso Bishkek. Abbiamo trascorso in capitale l’ultima notte, il tempo necessario per preparare i bagagli (carichi di polvere, ricordi e qualche souvenir di feltro) prima di salire sul volo di rientro verso Milano.

Il Kirghizistan ci ha accolte con la durezza delle sue piste sterrate e la maestosità dei suoi passi oltre i 3.000 metri, ma ci ha salutate con il calore della sua gente e la pace profonda dei suoi laghi infiniti. È stato un viaggio vissuto a passo lento, tra i sobbalzi del fuoristrada e il ritmo regolare dei cavalli. Un pezzo di mondo puro e incontaminato che speriamo di avervi trasmesso, anche questa volta, lasciando che fossero le immagini a parlare per noi.

Al prossimo viaggio!

Elena ed Eleonora

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